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sabato 8 giugno 2024

Rivalità tra Héroes del Silencio e Litfiba? (intervista dell'ottobre 1995)

Nell'immagine qui sotto troverete l'intervista intera.

... Amatissimi dai fans che li hanno elevati al rango di cult band, gli Heroes del Silencio restano prigionieri di un vecchio equivoco, quasi che le “affinità elettive” con i Litfiba fossero un marchio d’infamia. Invece: "E’ una storia buffa e anche un po’ paradossale" se la ride Bunbury:  "Il fatto è che noi e i Litfiba, cosi’ come i francesi Noir Desir, siamo usciti pressoché nello stesso periodo, ciascuno utilizzando la propria lingua e innestandola sul corpo vivo del R’n’R. Così è accaduto che in Italia e in Francia qualcuno ci considerasse come una sorta di parenti poveri quei gruppi. Non c’è da preoccuparsi: in Spagna i nostri sostenitori dicono lo stesso dei Litfiba e dei Noir Desir, naturalmente a parti rovesciate. Ma in realtà non esiste alcuna rivalità tra questi gruppi. Ciascuno va per la propria strada, consapevole dei propri mezzi."



martedì 28 febbraio 2017

Trascrizioni del 1993. Intervista sulla rivista "Tutto" e intervista radiofonica su Radio 105.




01/07/1993

¡Vamos a rockar!, tratto da “TUTTO” n. 7 – pag. 61

Héroes del silencio, capitolo quarto. Una conferma. Se credevate che il vero rock fosse solo quello anglosassone allora dovete ricredervi perché le chitare ruggenti, la ritmica precisa e martellante rendono El espiritu del vino un disco dai suoni essenziali e volutamente scarni. Un album che trasmette sensazioni e non delude, perché il rock è energia pura, emozione oltre che un’idea, un concetto. È questa la sua forza. Non per nulla per i quattro “eroi del silenzio” questo è un disco più maturo, dal suono maggiormente europeo dove la scelta di usare la lingua spagnola è motivata dalla volontà di contrastare il primato della lingua inglese nella musica. La storia degli HDS inizia nel 1984. I ragazzi, per farsi conoscere, suonavano dappertutto. L’occasione arriva nel 1987: contratto con la EMI e primo EP Héroe de leyenda a cui segue, nel 1988, El mar no cesa, un enorme successo in tutta la Spagna. Poi nel 1990, Senderos de traición, che li lancia in Italia, Germania e altri paesi europei. La strada diventa così in discesa.
«un periodo veramente incredibile. Riuscimmo ad avere oltre 200 date. Non c’era posto, festa di piazza o concorso dove non abbiamo suonato. Per noi che veniamo da Saragozza, la vita non era facile. Non avevamo neanche il contatto giusto a Madrid, sede di tutte le etichette discografiche. Una situazione che avrebbe scoraggiato chiunque non fosse veramente determinato a far conoscere la propria musica»
Parlando poi si scopre che in Spagna la voglia di musica è grande. C’è un enorme desiderio di recuperare il tempo perso e di superare le barriere nazionali:
«la cultura rock da noi iniziò solo con la fine del franchismo. Un po’ in ritardo rispetto agli altri paesi europei. La situazione era, agli inizi, uguale a quella descritta da Almodovar nel film “Pepi, Lucy Bum e le ragazze del gruppo”. Pressapochismo e tanta ingenuità. A poco a poco, però, c’è stata una evoluzione. I tempi sono cambiati. Questo non vuol dire che sia tutto rose e fiori. Ad esempio a Saragozza c’è solo un club di rock. Bisogna inventarsi i luoghi dove esibirsi. Basta poco. Un centro culturale, una piazza o un bar. Non c’è ritrovo che non ricavi in un angolo del locale un palco dove chiunque possa esibirsi»
Vivere lontano dalla capitale ha i suoi lati positivi perché obbliga a stare più attenti, a essere più precisi e determinati. Una specie di prova di coraggio:
«vivere in provincia è una cosa molto buona a livello creativo. Stare lontano dal music-business per un gruppo è il modo migliore per concentrarsi sulle proprie canzoni e poterle fare come le sente dentro. In maniera più originale e meno contaminata»
La musica diventa quindi molto di più di una forma artistica, di un modo di vivere, è sotto certi aspetti:
«il più potente mezzo espressivo, l’unico che dà la possibilità di usare un linguaggio facile e immediato. Attenzione però a ciò che si dice perché i testi devono avere messaggi altrimenti si rischia, come diceva Goya, il sonno della ragione che genera mostri. Le idee delle nostre canzoni vengono dalla quotidianità, dalla lettura dei giornali, un serbatoio quasi infinito a cui attingere. Senza dimenticare, però, autori come Baudelaire e Verlaine, ad esempio la poesia indù o libri di autori influenzati dalla mistica orientale»
Un gruppo spagnolo, quindi, dal cuore e dalla cultura planetaria.


12/08/1993
Alla pagina 562 del televideo RAI
Héroes del silencio, El espiritu del vino, etichetta EMI

In Italia hanno già conquistato un buon successo con il loro precedente Senderos de traición. Ora gli Eroi spagnoli tornano con un nuovo disco molto curato e ricco di pezzi forti. La voce tenebrosa del cantante caratterizza il loro rock realizzato con largo impiego di chitarre elettriche. La musica degli Héroes fa ricordare quella di alcuni gruppi targati anni ’70. Il disco è ottimo esempio di un rock per il quale non si accettano compromessi: è musica registrata così come viene creata.



30/09/1993
Rete 105, intervista radiofonica h. 16,25
(d: deejay e: enrique)

d:         Pensate che quelli che state sentendo, cari ragazzi, sono gli Héroes del silencio che sono entrati praticamente nel nostro studio, hanno preso due chitarre e stanno suonando live. Enrique e Alan, giusto? Che è spagnolo comunque…
e:         No, messicano
d:         Ha la faccia da messicano, è biondo con gli occhi azzurri, ha proprio la faccia da messicano!
e:         Sì sì, è vero”
d:         Parlano benissimo italiano, perché poi voglio dire, spagnolo/italiano più o meno ci siamo…
e:         Capito…pocas parola…
d:         Io appena li visti ho detto ‘hablo muy bien espanol’…. E poi basta mi sono bloccato.
d:         Abbiamo sentito un pezzo dal vivo e terrei a sottolineare il fatto che loro non rilasciano
interviste e adesso vorrei subito chiedere come mai sono così restii, comunque a non farsi
intervistare o per lo meno qual è il motivo
e:         Sì, il fatto non è che non amiamo le interviste, è più che altro che preferiamo suonare dal vivo, abbiamo molti posti dove suonare quest’anno e preferiamo suonare piuttosto che fare interviste. Penso che la migliore pubblicità sia un buon concerto.
d:         È vero, è risaputo anche perché hds.. una delle loro principali caratteristiche è proprio quella dell’esibizione, loro sono fortissimi dal vivo e infatti hanno ricevuto un sacco d’inviti ad una serie di festival importantissimi, dove ci sono nomi veramente clamorosi. Il fatto che loro mi stiano guardando con occhi spalancati e stringono le chitarre ne è un po’ la dimostrazione.
e:         Sì, abbiamo avuto molti festival quest’estate, anche l’anno scorso ne abbiamo avuti molti
d:         Avete suonato con Elton John…
e:         Sì, in Germania abbiamo avuto festival con grandi musicisti… con Robert Plant, Lenny Kravitz, Faith no more…
d:         Ho letto che siete stai in Germania tre volte nello stesso anno, è vero?
e:         Veramente non lo so, so che siamo stati in tour tutto il tempo per cui non so quante volte siamo stati in Germania nello stesso anno, ma abbiamo appena pubblicato un nuovo album e siamo partiti con un tour europeo, in giro ovunque! L’importante è suonare, essere live.
d:         Io ragazzi, vederli con queste due chitarre in mano…possono suonare la prima canzone che gli viene in mente, qualsiasi tipo di canzone? Dal vivo ragazzi, Héroes del silencio!

e:         Questa è una piccola parte di La Herida, il nuovo singolo dell’album
d:         Bene, bravi belli, ricchi… perché ormai siete ricchi credo…
e:         Sì, ricchi…
d:         Hai capito?! Di solito dicono tutti di no…
e:         Multimilionari!
d:         Multimilionari… bravo, ok. Lo dice con una faccia molto convinta Enrique…
e:         Sì, dipende da quanto denaro ti serve per vivere, viaggiando non abbiamo bisogno di molti soldi
d:         Dipende da come viaggiate!
e:         Se la casa discografica paga viaggiamo in aereo, se non paga viaggiamo in bicicletta!
d:         Una domanda, loro sono talmente internazionali, talmente europei, una curiosità… ma da che cosa siete stati ispirati? Avete un ispiratore? Vi aggrappate a qualcosa?
e:         Io penso che si possa prendere ogni cosa dalla vita normale se hai una vita interessante, noi stiamo cercando di avere una vita interessante e la cosa più importante è avere buoni rapporti con buone persone e viaggiare penso sia la migliore ispirazione, anche perché abbiamo incontrato molte persone veramente interessanti per esempio in Messico, Alan è uno di loro. O ovunque, in India, in Nepal, viaggiare è una delle ispirazione per gli hds adesso
d:         Bello, è un poeta, ha risposto proprio da poeta. Perfetto.
e:         Grazie
d:         Io gli chiedo un altro intervento musicale, vorrei sentire una canzone che avrebbero voluto scrivere loro ma che è già stata scritta da qualcun altro

e:         È il revival di una canzone che non è male da suonare in concerto
d:         Bravi, anche perché poi li stiamo rafficando, non avevamo preparato niente e li trovo disponibilissimi, sono veramente due ragazzi forti e devo dire anche disponibili. Adesso però diamo a loro la possibilità di scegliere un pezzo dell’album
e:         Flor de loto

d:         Prima di salutare hds, vorrei chiedere un gran finale, bello, forte, è possibile?
e:         Una specie di blues da Muddy Waters

d:         Oh, vanno avanti ragazzi , non li stacchiamo più, lasciali andare va… vai… oh ragazzi, bravissimi!
e:         Grazie mille!


* GRAZIE A CRISTINA PER IL MATERIALE FORNITOMI!

mercoledì 23 novembre 2011

Héroes del Silencio - Live in Germany


DISPONIBILE DAL 22 NOVEMBRE 2011


Il concerto è stato registrato a Coblenza (Germania) nel 1993

Intervista agli Héroes del Silencio (Videomusic Italia, 1993)


 (Videomusic Italia, 1993)


Ho trascritto questa intervista (mandata in onda dall'emittente televisiva Videomusic Italia) a Enrique Bunbury e Joaquin Cardiel. 

Qual’è il tema principale che avete sviluppato nei testi dell’album?
(Bunbury) I testi rispecchiano i viaggi che abbiamo fatto in questi tre anni. Nell’album c’è una parte orientale in cui esprimiamo il nostro parere su paesi come il Nepal o l’India, poi c’è una parte occidentale, quello che amiamo dell’occidente come le feste, il vino…per esempio, è una delle mie cose preferite della Spagna.
(Cardiel) Il nostro primo singolo si intitola “Nuestros Nombres” ed è rappresentativo della band in questo momento perché la band vive una nuova vita, ci siamo evoluti.
(Bunbury) Il video rappresenta quello che volevamo fare con gli ultimi tre video, ma che non abbiamo potuto fare. Vogliamo partecipare al video ma senza essere sempre presenti. Vogliamo fare cose diverse, i video sono molti noiosi per cui volevamo provare qualcosa di diverso, per la prima volta abbiamo lavorato con degli spagnoli e mi piace molto.

Chi sono gli spagnoli con cui avete lavorato?
(Bunbury) Mio fratello (ride, ndh)

…è il secondo album che incidete con la produzione di Phil Manzanera. Vuoi parlarci di questa collaborazione?
(Cardiel) Abbiamo voluto registrare “Senderos de Traicion” come un album live perché non ci piaceva la produzione del primo album. In questo caso per il terzo album eravamo più aperti, volevamo che fosse più eclettico; come ha detto Enrique, abbiamo utilizzato un metodo diverso per registrare l’album.
(Bunbury) Phil Manzanera era disposto a lavorare su questo album solo se noi fossimo stati disposti ad accettare certe condizioni: per esempio voleva che componessimo e registrassimo le canzoni direttamente in studio, quindi è stato un esperimento anche per noi oltre che per Phil. Credo che Phil abbia fatto un buon lavoro, l’altro album era stato molto più facile per lui, c’erano solo quattro musicisti che suonavano i loro strumenti. Questo album ha quindi una buona produzione.



Come avete affrontato questo nuovo modo di lavorare, cioè alternando brani hard ad altri più melodici? 
(Bunbury) Credo che rispecchi quello che sarà il modo di lavorare degli Héroes del Silencio. Cioè con i primi tre album molti ci hanno detto che avevamo un nostro sound, delle tipiche canzoni degli Héroes del Silencio. Con questo album, queste persone cambieranno la loro idea sugli Héroes del Silencio.

Quali sono i vostri classici: la musica e le bands che più di ogni altra hanno influenzato la vostra musica?
(Bunbury) Dimmelo tu! (riferito a Cardiel, ndh)
(Cardiel) A noi piace ogni tipo di musica: anni ’50, ’60, ’70, Elvis Presley, i Beatles, i Rolling Stones, Led Zeppelin e altri degli anni ’70.  Ci piace molto anche la musica punk, siamo cresciuti con la musica punk.
(Bunbury) I Kraftwerk sono la nostra band preferita.

…i Kraftwerk?
(Bunbury) No, è un modo per dire che a noi piacciono bands diverse, non lo noterai con la nostra musica, non si nota ancora ma forse sarà più evidente in futuro. Amiamo il blues e il country e chissà, il prossimo album potrebbe essere un disco blues.

Negli ultimi due anni avete tenuto quattro tour, che tipo di esperienza è stata e cosa ha significato per voi girare in tutta Europa?
(Bunbury) All’inizio è stato bello, era un sogno girare l’Europa ma mi ricordo che in Settembre durante il concerto qui in Italia o in Germania ho odiato veramente far parte di una band e andare in tournee, uno dopo l’altro avevamo bisogno di riposo ma eravamo sotto pressione da parte del nostro manager e dalla casa discografica, così ci siamo fermati. Abbiamo anche fatto un tour del Messico, è stata l’ultima cosa che abbiamo fatto, non ne faremo più. Adesso siamo di nuovo pronti a fare un lungo tour, ma verso la fine dell’anno era diventato veramente terribile.

Che cosa avete fatto per riposarvi, per tenervi freschi? Dove siete andati? Che cosa avete fatto in questo tempo?
(Bunbury) Siamo andati in vacanza in varie parti del mondo, io sono stato a Cuba e in Messico a fumare marijuana, Joaquin è stato nei Pirenei, Juan a Creta in Grecia, Pedro in Tunisia a fumare hashish. Ci siamo riposati. A tutti noi piace viaggiare, visitare luoghi strani, essere a contatto con la natura. Veniamo da una regione molto strana della Spagna perché è circondata da un grande deserto e se viaggi per 15 o 20 chilometri trovi una grande foresta, un grande contrasto.

Hai detto che ti piace il Nepal. Sei stato in Messico e a Cuba, fumi la marijuana. Ti piacciono tutte queste culture diverse. Cosa rappresentano per te il Nepal, il Messico, la marijuana e Cuba?
(Bunbury) Sono attratto dalle religioni primitive. Non so, rispetto all’occidente hanno soluzioni molto semplici per i grandi problemi.

Ti senti meglio quando ti trovi in questi posti o in una grande metropolis come Madrid o Barcellona?
(Bunbury) In Messico per esempio, il contatto con la droga è molto semplice, molto personale, è una cosa che ti mette a contatto con la natura. Non è come in Spagna e sono sicuro che anche qui è la stessa cosa, per esempio con la cocaina che trovo odiosa e ti mette in contatto con la gente ma in modo molto artificiale, è diverso con il peyote, un cactus magico. In Messico la marijuana è positiva, non dico che tutti dovrebbero prenderla ma in certi posti ed in certi momenti la percezione che ti da è incredibile.

Che cosa pensate della censura?
(Bunbury) Fa schifo! Sono veramente stufo di tutte queste cose, abbiamo problemi con l’album perché non vogliamo fare la solita canzone da tre minuti: secondo noi deve essere la canzone stessa a dettare la sua durata… se noi facciamo  una canzone di sette minuti, la televisione la taglia. Abbiamo avuto problemi con il video di “Entre dos tierras” due anni fa, c’era solo una lotta tra un uomo e una donna.

Non volete andare a conquistare l’America?...eroi come voi?
(Bunbury) Vogliamo andare in America ma non a conquistarla, ma a fare qualche concerto. Credo che sia un mercato molto importante nel circuito delle università. Vogliamo veramente andare in America. Gli stessi circuiti che hanno reso celebri bands come i REM, i Sonic Youth, credo che saranno molto positivi per noi. Spero che riusciremo a farcela.