Nel 1988 gli Heroes del Silencio debuttarono sulla lunga distanza con “El Mar No Cesa”, sempre prodotto da Gustavo Montesano, album che ottenne un buon successo e li lanciò come gruppo di punta sulla scena nazionale, permettendo loro di ingaggiare come produttore l'ex Roxy Music Phil Manzanera per i successivi “Senderos de Traiciòn” ed “El Espiritu del Vino”. Addirittura, per “Avalancha”, nel 1995, si avvalsero delle prestazioni del Re Mida del rock, nientemeno che Bob Ezrin (famoso per le innumerevoli collaborazioni con artisti del calibro di Alice Cooper, Lou Reed, Pink Floyd e Kiss) il cui ruolo fu determinante nello spostare la lancetta del contagiri verso sonorità più dure e definitivamente orientate all'hard 'n' heavy, forse nel tentativo di fare breccia anche nei mercati d'oltreoceano, seppur mantenendo la fondamentale caratteristica del cantato in spagnolo.
E poi, nel 1996, proprio all'apice del successo di pubblico e critica, la doccia fredda: gli Heroes decisero di ritrarsi dalle scene con grande stupore e sgomento da parte di tutti i fan, e nel corso degli anni successivi ci fu spazio, oltre che per gli immancabili progetti solisti, solo per una raccolta di B-sides dal titolo “Rarezas” (1998), varie antologie e DVD celebrativi e per un mini tour di reunion di 10 date nel 2007 tra Sudamerica, Stati Uniti e Spagna.
Uscito nel 1993 a seguito del pur ragguardevole “Senderos de Traiciòn”, “El Espiritu del Vino” è l'album che, insieme con l'epitaffico “Avalancha”, chi vi scrive reputa l'apice della discografia degli Eroi di Saragozza. La tracklist viaggia in maniera piuttosto omogenea su livelli qualitativi elevati, le tematiche vertono frequentemente su amori, vivi o infranti, solitudine, malinconia e un pervasivo senso di sfiducia nel materialismo occidentale. Molto spesso si palesano, inoltre, influenze scaturite tanto da un certo misticismo orientaleggiante molto caro a Bunbury, quanto da suggestioni letterarie legate, per stessa ammissione dei componenti della band, ad autori quali Charles Baudelaire, William Blake e il drammaturgo asturiano Alejandro Casona, autore della opera omonima che ha ispirato “La Sirena Varada”.
L'iniziale “Nuestros Nombres” scopre immediatamente le carte in tavola proponendoci un hard rock curato e piacevole all'ascolto, animato dalla verve strumentale di Valdivia, Andreu e Cardiel e in particolare dai sensuali ululati di Bunbury.“Tesoro” abbassa i ritmi e funge da ponte tra l'irruenza dell'opener e il dinamico decadentismo dell'ottima “Los Placeres de la Pobreza”, da segnalare per l'elegante assolo di marca 'Zeppelin meets Maiden' ad opera di Juan Valdivia ma è con“La Herida” prima vera ballata presente su “El Espiritu del Vino”, le sue armoniche, le chitarre acustiche dalle reminescenze gitane e le vocals evocative e cariche di mestizia, che gli Heroes dimostrano di saperci fare su tutti i fronti.
“La Sirena Varada”, dalle liriche metaforicamente pessimistiche, lambisce territori affini al pop, per una delle composizioni più atipiche in scaletta, mentre con la lunga e articolata “La Apariencia No Es Sincera”, sicuramente a pari merito con“Nuestros Nombres”, “Flor De Loto” e “La Herida”, la top song di questo lavoro, si ritorna a colpire con una certa intensità. Le melodie sono particolari e interessanti e ad un incipit tranquillo e rilassato succede, a partire dal minuto 2 e 30 un sostanziale cambio di mood del pezzo, con atmosfere ipnotiche, ritmiche incalzanti e vocalizzi sempre più disperati ed intensi.
L'acustica “Z” fa da intro a “Culpable”, l'unico brano che strizza l'occhio, con le keys sintetiche e le melodie zuccherine, all'AOR ottantiano, mentre la successiva “El Camino del Exceso” ha sonorità e un andamento delle strofe di stampo maideniano, carico e scorrevole al punto giusto, che ci trascinano con mano ferma alla grandiosa “Flor de Loto”, come anticipato, un altro highlight assoluto. L'esordio a base di voce, avvolgenti linee di basso e spanish guitars è, già di per sé, un piccolo capolavoro, ma è lo sviluppo della canzone a lasciare davvero il segno con l'entrata graduale dei vari strumenti, i cori e l'azzeccato refrain, in un crescendo di grande intensità ricco di suggestioni orientaleggianti.
“El Refugio Interior” si presenta come un intermezzo acustico molto pacato che lancia la volata a “Sangre Hirviendo”, hard rock song tosta e dinamica dalla forte impronta stradaiola, e alla bizzarra (e sottovalutata) “Tumbas De Sal”, caratterizzata da atmosfere un po' decadenti e malinconiche tipiche di certe cowboy song a stelle e strisce di quel periodo, riproposte, tuttavia, con modi e mezzi che rimandano in maniera inequivocabile a paesaggi andalusi e sapori tutti latini, piuttosto che al classico immaginario delle mitiche highways che solcano il deserto nordamericano tra locali di bassa lega e bicchieri di Jack Daniels. E forse, d'altro canto, è stata proprio questa la vera forza degli Heroes, il non cercare di fingere di essere qualcosa che non erano e che non avrebbero mai potuto essere, ma anzi il rielaborare quanto di buono sentito in giro per il mondo in quell'epoca, nell'ottica di creare della musica che suoni indubitabilmente spagnola, eppure sufficientemente “internazionale” da poter incontrare i gusti di un pubblico più vasto.
Marciando verso la chiusura incrociamo “Bendecida 2”, la prima parte di un dittico dedicato, si dice, all'allora fidanzata di Enrique, Benedetta Mazzini, attrice e modella italiana figlia nientemeno che di Mina e del giornalista Virgilio Crocco; in essa il motivo cantato a cappella da tutti gli Heroes introduce la canzone vera e propria, la stupenda semi ballad“Bendecida”, non una semplice canzone d'amore, come forse poteva essere lecito attendersi, bensì un brano ricco di fascinazioni e simbolismi provenienti da paesi esotici e lontani, immagini ricorrenti in tutta la discografia degli spagnoli e parte integrante del loro tessuto sonoro.
Cala, infine, il sipario con la melanconica “La Alacena”, introdotta da archi e pianoforte ad accompagnare l'ormai familiare vocione di Bunbury nell'eseguire una melodia estatica che pone il sigillo su un lavoro molto vario e rappresentativo delle sonorità di una band non certo sconosciuta ma forse ancora non sufficientemente considerata, in rapporto alla qualità della proposta.