lunedì 10 febbraio 2025
Ritagli di giornale in italiano del 1995 (recensioni di "Avalancha")
sabato 7 luglio 2012
Héroes del Silencio "El Espiritu del Vino" - Recensione su Truemetal.it
Nel 1988 gli Heroes del Silencio debuttarono sulla lunga distanza con “El Mar No Cesa”, sempre prodotto da Gustavo Montesano, album che ottenne un buon successo e li lanciò come gruppo di punta sulla scena nazionale, permettendo loro di ingaggiare come produttore l'ex Roxy Music Phil Manzanera per i successivi “Senderos de Traiciòn” ed “El Espiritu del Vino”. Addirittura, per “Avalancha”, nel 1995, si avvalsero delle prestazioni del Re Mida del rock, nientemeno che Bob Ezrin (famoso per le innumerevoli collaborazioni con artisti del calibro di Alice Cooper, Lou Reed, Pink Floyd e Kiss) il cui ruolo fu determinante nello spostare la lancetta del contagiri verso sonorità più dure e definitivamente orientate all'hard 'n' heavy, forse nel tentativo di fare breccia anche nei mercati d'oltreoceano, seppur mantenendo la fondamentale caratteristica del cantato in spagnolo.
E poi, nel 1996, proprio all'apice del successo di pubblico e critica, la doccia fredda: gli Heroes decisero di ritrarsi dalle scene con grande stupore e sgomento da parte di tutti i fan, e nel corso degli anni successivi ci fu spazio, oltre che per gli immancabili progetti solisti, solo per una raccolta di B-sides dal titolo “Rarezas” (1998), varie antologie e DVD celebrativi e per un mini tour di reunion di 10 date nel 2007 tra Sudamerica, Stati Uniti e Spagna.
Uscito nel 1993 a seguito del pur ragguardevole “Senderos de Traiciòn”, “El Espiritu del Vino” è l'album che, insieme con l'epitaffico “Avalancha”, chi vi scrive reputa l'apice della discografia degli Eroi di Saragozza. La tracklist viaggia in maniera piuttosto omogenea su livelli qualitativi elevati, le tematiche vertono frequentemente su amori, vivi o infranti, solitudine, malinconia e un pervasivo senso di sfiducia nel materialismo occidentale. Molto spesso si palesano, inoltre, influenze scaturite tanto da un certo misticismo orientaleggiante molto caro a Bunbury, quanto da suggestioni letterarie legate, per stessa ammissione dei componenti della band, ad autori quali Charles Baudelaire, William Blake e il drammaturgo asturiano Alejandro Casona, autore della opera omonima che ha ispirato “La Sirena Varada”.
L'iniziale “Nuestros Nombres” scopre immediatamente le carte in tavola proponendoci un hard rock curato e piacevole all'ascolto, animato dalla verve strumentale di Valdivia, Andreu e Cardiel e in particolare dai sensuali ululati di Bunbury.“Tesoro” abbassa i ritmi e funge da ponte tra l'irruenza dell'opener e il dinamico decadentismo dell'ottima “Los Placeres de la Pobreza”, da segnalare per l'elegante assolo di marca 'Zeppelin meets Maiden' ad opera di Juan Valdivia ma è con“La Herida” prima vera ballata presente su “El Espiritu del Vino”, le sue armoniche, le chitarre acustiche dalle reminescenze gitane e le vocals evocative e cariche di mestizia, che gli Heroes dimostrano di saperci fare su tutti i fronti.
“La Sirena Varada”, dalle liriche metaforicamente pessimistiche, lambisce territori affini al pop, per una delle composizioni più atipiche in scaletta, mentre con la lunga e articolata “La Apariencia No Es Sincera”, sicuramente a pari merito con“Nuestros Nombres”, “Flor De Loto” e “La Herida”, la top song di questo lavoro, si ritorna a colpire con una certa intensità. Le melodie sono particolari e interessanti e ad un incipit tranquillo e rilassato succede, a partire dal minuto 2 e 30 un sostanziale cambio di mood del pezzo, con atmosfere ipnotiche, ritmiche incalzanti e vocalizzi sempre più disperati ed intensi.
L'acustica “Z” fa da intro a “Culpable”, l'unico brano che strizza l'occhio, con le keys sintetiche e le melodie zuccherine, all'AOR ottantiano, mentre la successiva “El Camino del Exceso” ha sonorità e un andamento delle strofe di stampo maideniano, carico e scorrevole al punto giusto, che ci trascinano con mano ferma alla grandiosa “Flor de Loto”, come anticipato, un altro highlight assoluto. L'esordio a base di voce, avvolgenti linee di basso e spanish guitars è, già di per sé, un piccolo capolavoro, ma è lo sviluppo della canzone a lasciare davvero il segno con l'entrata graduale dei vari strumenti, i cori e l'azzeccato refrain, in un crescendo di grande intensità ricco di suggestioni orientaleggianti.
“El Refugio Interior” si presenta come un intermezzo acustico molto pacato che lancia la volata a “Sangre Hirviendo”, hard rock song tosta e dinamica dalla forte impronta stradaiola, e alla bizzarra (e sottovalutata) “Tumbas De Sal”, caratterizzata da atmosfere un po' decadenti e malinconiche tipiche di certe cowboy song a stelle e strisce di quel periodo, riproposte, tuttavia, con modi e mezzi che rimandano in maniera inequivocabile a paesaggi andalusi e sapori tutti latini, piuttosto che al classico immaginario delle mitiche highways che solcano il deserto nordamericano tra locali di bassa lega e bicchieri di Jack Daniels. E forse, d'altro canto, è stata proprio questa la vera forza degli Heroes, il non cercare di fingere di essere qualcosa che non erano e che non avrebbero mai potuto essere, ma anzi il rielaborare quanto di buono sentito in giro per il mondo in quell'epoca, nell'ottica di creare della musica che suoni indubitabilmente spagnola, eppure sufficientemente “internazionale” da poter incontrare i gusti di un pubblico più vasto.
Marciando verso la chiusura incrociamo “Bendecida 2”, la prima parte di un dittico dedicato, si dice, all'allora fidanzata di Enrique, Benedetta Mazzini, attrice e modella italiana figlia nientemeno che di Mina e del giornalista Virgilio Crocco; in essa il motivo cantato a cappella da tutti gli Heroes introduce la canzone vera e propria, la stupenda semi ballad“Bendecida”, non una semplice canzone d'amore, come forse poteva essere lecito attendersi, bensì un brano ricco di fascinazioni e simbolismi provenienti da paesi esotici e lontani, immagini ricorrenti in tutta la discografia degli spagnoli e parte integrante del loro tessuto sonoro.
Cala, infine, il sipario con la melanconica “La Alacena”, introdotta da archi e pianoforte ad accompagnare l'ormai familiare vocione di Bunbury nell'eseguire una melodia estatica che pone il sigillo su un lavoro molto vario e rappresentativo delle sonorità di una band non certo sconosciuta ma forse ancora non sufficientemente considerata, in rapporto alla qualità della proposta.
martedì 22 novembre 2011
AVALANCHA (Recensione)
Senderos de Traicion (recensione)
El Mar No Cesa (Recensione)
Gli Héroes del Silencio sono nati nel 1984 a Saragozza, Spagna. In precedenza erano conosciuti come Zumo de Vidrio e furono fondati dal chitarrista Juan Valdivia. Enrique Ortiz De Landázuri, che in seguito avrebbe adottato il nome d'arte Enrique Bunbury, si unì alla band fin dall'inizio. Poco dopo si aggiunsero il batterista Pedro Andreu e il bassista Joaquín Cardiel. Enrique decise quindi di abbandonare il basso per concentrarsi esclusivamente sul ruolo di cantante. Nel 1987, Gustavo Montesano (chitarrista degli Olé Olé) assistette a uno dei loro concerti a Saragozza e, riconoscendo il loro grande potenziale, li mise sotto contratto con la EMI. Nell'agosto dello stesso anno, fu pubblicato il mini LP "Héroe de Leyenda" contenente quattro brani ("Héroe de Leyenda" - versione maxi, "El Mar no Cesa", "La Lluvia Gris", "Héroe de Leyenda"), che superò le aspettative di vendita e diede al gruppo l'opportunità di registrare un album completo.
Il primo atteso album fu quindi "El Mar No Cesa", pubblicato nel 1988, che includeva brani già composti e suonati dalla band durante i concerti precedenti. È importante notare che le sonorità dell'album non erano esattamente quelle desiderate dalla band. Nonostante ciò, il disco ottenne il disco di platino in Spagna. Seguendo le direttive del produttore G. Montesano (leader di un gruppo techno pop), le canzoni non riuscirono a valorizzare pienamente le vere capacità degli Héroes, il cui spessore era più evidente nelle esecuzioni dal vivo. "Mar Adentro" segnò il loro primo grande successo e ne fu tratto un videoclip nel 1989. La band stessa considera questa canzone la loro migliore composizione. Il brano ha un'immediata presa sull'ascoltatore grazie a un testo romantico e a una melodia coinvolgente.
"Hace Tiempo" si distingue per l'arpeggio di chitarra di Juan, che sfocia in un ottimo assolo, e per la marcata voce di Enrique. La terza traccia, "Fuente Esperanza", riflette l'influenza del new wave che permea gran parte dell'album, così come "No Más Lágrimas", che incorpora una drum machine. A mio avviso, in queste due canzoni emergono chiaramente le influenze e le direttive di Gustavo Montesano, orientate verso il pop, mentre il timbro vocale non si adatta completamente alla calda e profonda voce di Bunbury. Si respira un'aria di autentico rock in "Olvidado", dove la band mostra pienamente le proprie capacità e rivela la vera natura musicale del quartetto aragonese. "Flor Venenosa" e "Agosto" sono due pezzi che richiamano il sound mediterraneo e spagnolo, distinguendosi dagli altri brani e dimostrando la versatilità del gruppo nel mescolare sonorità più ricercate.
"El Estanque" è introdotto dal suono della risacca del mare, scelta molto suggestiva, e dagli arpeggi curati che creano un'atmosfera malinconica e nostalgica, immersa nella bellezza del paesaggio marino, che rappresenta il tema centrale dell'album, il mare. "La Visión de Vuestras Almas", "La Isla de las Iguanas" e "...16" proseguono con il loro stile rock-new wave, in voga negli anni '80. Particolare attenzione merita "...16", purtroppo poco eseguita dal vivo nonostante sia uno dei pezzi forti dell'album. La chiusura è affidata a "Héroe de Leyenda", originariamente pubblicata nel 1987 nel mini LP omonimo. Il brano è maestoso, con un testo malinconico e poetico perfettamente adattato alla melodia e alla voce ispirata di Enrique. Personalmente, preferisco la versione più recente e meglio arrangiata inclusa nella raccolta "Canciones '84-'96".
Questo è sicuramente l'album più intimista della band, diverso dallo stile rock più noto al pubblico internazionale. È anche il meno commerciale dal punto di vista musicale e di produzione. Per inciso, nel 2006 la EMI ha ripubblicato i quattro album in studio in versione "digitally remastered", aggiungendo numerose bonus track. Questa operazione è stata fatta in vista della reunion dell'anno successivo e del breve tour che ne è seguito (con date negli Stati Uniti, Guatemala, Messico e Argentina). In Europa, purtroppo, il tour si è limitato a poche città spagnole come Saragozza, Valencia e Siviglia.
