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sabato 7 luglio 2012

Héroes del Silencio "El Espiritu del Vino" - Recensione su Truemetal.it


La scena rock/metal iberica (con cantato il più delle volte rigorosamente in lingua madre) è sempre stata molto florida, sin dai primi anni 80, grazie a gruppi come i classic rockers Medina Azahara e gli heavy metallers Baron Rojo, passando per band dalle tendenze più “hair” come i Sangre Azul, via via fino a tempi più recenti, con nomi di spicco come Dark Moor, Tierra Santa, Amarok e Mago de Oz.

Nell'ambito di un panorama così vario e nutrito, gli “Heroes del Silencio”, nati a Saragozza nel 1984 per mano del chitarrista Juan Valdivia e dell'allora bassista Enrique Bunbury, rappresentarono un caso, se vogliamo, a sé stante, per via delle caratteristiche molto eterogenee della loro proposta, fortemente influenzata da sonorità latine e gitane che rendevano estremamente personale e riconoscibile un sound che in questo modo non si limitava ad essere del semplice “hard rock all'inglese cantato in spagnolo”.
In Italia sono spesso stati descritti come i cugini d'oltre Pirenei dei nostrani Litfiba, paragone probabilmente originato dal tipico stile di canto di Enrique Bunbury e dalla sua voce potente e profonda, tanto suadente quanto all'occorrenza carica di rabbia e sentimento, effettivamente non troppo dissimile da quella di Piero Pelù. Tuttavia seppur tale parallelismo non sia affatto campato per aria, è d'obbligo sottolineare che la carica hard rock presente nelle canzoni degli Heroes è mediamente maggiore di quella presente negli LP targati Litfiba, i quali a fianco di bordate non indifferenti (sia in senso strumentale che di liriche) quali “Maudit” o “El Diablo”, si lasciavano suggestionare in più di un'occasione dalla new wave, dalla psichedelia e addirittura dal reggae. 

La storia che ci viene tramandata riguardo al passaggio dietro al microfono di Bunbury narra di un momento di pausa in una delle tante sessioni in sala prove in cui Enrique prese il microfono e intonò, scherzosamente, un non meglio specificato brano di David Bowie, soprendendo Valdivia per la qualità dell'interpretazione e spingendolo a conferirgli i galloni di cantante. Da lì in poi, con l'entrata in formazione di Pablo Andreu e Joaquin Cardiel, rispettivamente basso e batteria e l'incontro con Gustavo Montesano, affermato musicista argentino che mise una buona parola per consentire a Valdivia & C. di ottenere un deal con la EMI per l'EP “Héroe de Leyenda”, la strada verso lo status di stelle di prima grandezza fu tutta in discesa, come testimoniano i 6 milioni di dischi venduti in oltre 37 paesi e i coloriti racconti di amici spagnoli orgogliosi di aver assistito a concerti leggendari in occasione della reunion del 2007.

Nel 1988 gli Heroes del Silencio debuttarono sulla lunga distanza con “El Mar No Cesa”, sempre prodotto da Gustavo Montesano, album che ottenne un buon successo e li lanciò come gruppo di punta sulla scena nazionale, permettendo loro di ingaggiare come produttore l'ex Roxy Music Phil Manzanera per i successivi “Senderos de Traiciòn” ed “El Espiritu del Vino”. Addirittura, per “Avalancha”, nel 1995, si avvalsero delle prestazioni del Re Mida del rock, nientemeno che Bob Ezrin (famoso per le innumerevoli collaborazioni con artisti del calibro di Alice Cooper, Lou Reed, Pink Floyd e Kiss) il cui ruolo fu determinante nello spostare la lancetta del contagiri verso sonorità più dure e definitivamente orientate all'hard 'n' heavy, forse nel tentativo di fare breccia anche nei mercati d'oltreoceano, seppur mantenendo la fondamentale caratteristica del cantato in spagnolo.

E poi, nel 1996, proprio all'apice del successo di pubblico e critica, la doccia fredda: gli Heroes decisero di ritrarsi dalle scene con grande stupore e sgomento da parte di tutti i fan, e nel corso degli anni successivi ci fu spazio, oltre che per gli immancabili progetti solisti, solo per una raccolta di B-sides dal titolo “Rarezas” (1998), varie antologie e DVD celebrativi e per un mini tour di reunion di 10 date nel 2007 tra Sudamerica, Stati Uniti e Spagna.

Uscito nel 1993 a seguito del pur ragguardevole “Senderos de Traiciòn”, “El Espiritu del Vino” è l'album che, insieme con l'epitaffico “Avalancha”, chi vi scrive reputa l'apice della discografia degli Eroi di Saragozza. La tracklist viaggia in maniera piuttosto omogenea su livelli qualitativi elevati, le tematiche vertono frequentemente su amori, vivi o infranti, solitudine, malinconia e un pervasivo senso di sfiducia nel materialismo occidentale. Molto spesso si palesano, inoltre, influenze scaturite tanto da un certo misticismo orientaleggiante molto caro a Bunbury, quanto da suggestioni letterarie legate, per stessa ammissione dei componenti della band, ad autori quali Charles Baudelaire, William Blake e il drammaturgo asturiano Alejandro Casona, autore della opera omonima che ha ispirato “La Sirena Varada”.

L'iniziale “Nuestros Nombres” scopre immediatamente le carte in tavola proponendoci un hard rock curato e piacevole all'ascolto, animato dalla verve strumentale di Valdivia, Andreu e Cardiel e in particolare dai sensuali ululati di Bunbury.“Tesoro” abbassa i ritmi e funge da ponte tra l'irruenza dell'opener e il dinamico decadentismo dell'ottima “Los Placeres de la Pobreza”, da segnalare per l'elegante assolo di marca 'Zeppelin meets Maiden' ad opera di Juan Valdivia ma è con“La Herida” prima vera ballata presente su “El Espiritu del Vino”, le sue armoniche, le chitarre acustiche dalle reminescenze gitane e le vocals evocative e cariche di mestizia, che gli Heroes dimostrano di saperci fare su tutti i fronti.

“La Sirena Varada”, dalle liriche metaforicamente pessimistiche, lambisce territori affini al pop, per una delle composizioni più atipiche in scaletta, mentre con la lunga e articolata “La Apariencia No Es Sincera”, sicuramente a pari merito con“Nuestros Nombres”, “Flor De Loto” e “La Herida”, la top song di questo lavoro, si ritorna a colpire con una certa intensità. Le melodie sono particolari e interessanti e ad un incipit tranquillo e rilassato succede, a partire dal minuto 2 e 30 un sostanziale cambio di mood del pezzo, con atmosfere ipnotiche, ritmiche incalzanti e vocalizzi sempre più disperati ed intensi.

L'acustica “Z” fa da intro a “Culpable”, l'unico brano che strizza l'occhio, con le keys sintetiche e le melodie zuccherine, all'AOR ottantiano, mentre la successiva “El Camino del Exceso” ha sonorità e un andamento delle strofe di stampo maideniano, carico e scorrevole al punto giusto, che ci trascinano con mano ferma alla grandiosa “Flor de Loto”, come anticipato, un altro highlight assoluto. L'esordio a base di voce, avvolgenti linee di basso e spanish guitars è, già di per sé, un piccolo capolavoro, ma è lo sviluppo della canzone a lasciare davvero il segno con l'entrata graduale dei vari strumenti, i cori e l'azzeccato refrain, in un crescendo di grande intensità ricco di suggestioni orientaleggianti.

“El Refugio Interior” si presenta come un intermezzo acustico molto pacato che lancia la volata a “Sangre Hirviendo”, hard rock song tosta e dinamica dalla forte impronta stradaiola, e alla bizzarra (e sottovalutata) “Tumbas De Sal”, caratterizzata da atmosfere un po' decadenti e malinconiche tipiche di certe cowboy song a stelle e strisce di quel periodo, riproposte, tuttavia, con modi e mezzi che rimandano in maniera inequivocabile a paesaggi andalusi e sapori tutti latini, piuttosto che al classico immaginario delle mitiche highways che solcano il deserto nordamericano tra locali di bassa lega e bicchieri di Jack Daniels. E forse, d'altro canto, è stata proprio questa la vera forza degli Heroes, il non cercare di fingere di essere qualcosa che non erano e che non avrebbero mai potuto essere, ma anzi il rielaborare quanto di buono sentito in giro per il mondo in quell'epoca, nell'ottica di creare della musica che suoni indubitabilmente spagnola, eppure sufficientemente “internazionale” da poter incontrare i gusti di un pubblico più vasto.

Marciando verso la chiusura incrociamo “Bendecida 2”, la prima parte di un dittico dedicato, si dice, all'allora fidanzata di Enrique, Benedetta Mazzini, attrice e modella italiana figlia nientemeno che di Mina e del giornalista Virgilio Crocco; in essa il motivo cantato a cappella da tutti gli Heroes introduce la canzone vera e propria, la stupenda semi ballad“Bendecida”, non una semplice canzone d'amore, come forse poteva essere lecito attendersi, bensì un brano ricco di fascinazioni e simbolismi provenienti da paesi esotici e lontani, immagini ricorrenti in tutta la discografia degli spagnoli e parte integrante del loro tessuto sonoro.

Cala, infine, il sipario con la melanconica “La Alacena”, introdotta da archi e pianoforte ad accompagnare l'ormai familiare vocione di Bunbury nell'eseguire una melodia estatica che pone il sigillo su un lavoro molto vario e rappresentativo delle sonorità di una band non certo sconosciuta ma forse ancora non sufficientemente considerata, in rapporto alla qualità della proposta.

martedì 22 novembre 2011

AVALANCHA (Recensione)


"Avalancha" è purtroppo l’ultimo album in studio degli Héroes del Silencio (per la precisione il quarto), rilasciato il 18 Settembre 1995 e presentato nel "Centro Cultural Delicias" di Saragozza. Esso rappresenta senza ombra di dubbio il punto più alto della loro carriera musicale, nonostante abbia venduto meno degli ultimi due dischi che lo hanno preceduto (solo 200.000 copie in Spagna).

Abbiamo di fronte un disco di puro rock & roll chiaramente influenzato da bands americane come Pearl Jam e Sound Garden; grintoso, ricco di energie e con un’ottima base ritmica, decisamente più diretto e cristallino del suo predecessore (El Espiritu del Vino). Per la produzione di "Avalancha" gli Hèroes si affidano all’esperienza e alla professionalità di Bob Ezrin, che aveva già lavorato in passato con artisti del calibro di Lou Reed, Alice Cooper, Kiss, Peter Gabriel e Pink Floyd. Un’altra novità consiste nella presenza del secondo chitarrista Alan Boguslavsky che ha partecipato alla composizione di tutti i brani. Purtroppo, egli fu messo in secondo piano dalla casa discografica EMI, la quale lo considerava solo un "turnista", al contrario della band che invece lo trattava come un musicista effettivo. Alan entrò negli Héroes nel 1993, in occasione del tour “El camino del Exceso” e vi rimase fino allo scioglimento avvenuto nell’Ottobre del 1996. Inoltre, poco prima di abbandonare le scene, gli Hèroes pubblicano il doppio live "Parasiempre" come testimonianza della loro ultima e lunga tournèe di successo, durata quattordici mesi e che gli ha portati a suonare in oltre venti paesi.

Ora passiamo all’album! Dopo il breve intro “Derivas” si da spazio alla prorompente “Rueda, Fortuna!” che come al solito mette in rilievo la chitarra di Juan Valdivia e la potenza vocale di Enrique Bunbury. “Deshacer el Mundo” e “Avalancha” sono tra i migliori brani di sempre della band aragonese e specie la title track è davvero spettacolare e coinvolgente in sede live, potente ed impeccabile. Tra queste due tracce non bisogna dimenticare di menzionare un’altra perla del quartetto aragonese, mi riferisco a “Iberia Sumergida”, che tra l’altro fu pubblicizzata da un originale e trasgressivo videoclip (chi conosce e segue la band ha capito benissimo). Inoltre, la canzone è arricchita da una splendida chitarra “spagnoleggiante” che le dona una sorta di "sapore iberico”. Non mancano due splendide ballads: “En Brazos de la Fiebre” e "La Chispa Adecuada", con la prima purtroppo trascurata nelle esibizioni dal vivo, la cui parte finale è caraterizzata da un bellissimo assolo di Valdivia.

"Días de Borrasca (Vispera de Resplandores)" è invece caratterizzata da un rock duro e rabbioso, il cui testo è una violenta critica all’inquisizione e ai morti innocenti che quest'ultima causò. “Morir Todavia” è dedicata a Rafael (fratello di Bunbury) ucciso in un bar in seguito ad un accoltellamento e al road manager Martin, entrambi morti all’inizio del 1994 (questo brano non fu mai cantato dal vivo). Siamo giunti oramai alla fine di questo splendido album e ciò non poteva essere celebrato in modo migliore. “Opio” è un inno al fiore della “pigrizia” ed esterna la particolare passione di Bunbury per l’India e le filosofie orientali. “La Espuma de Venus” è a mio modesto parere il capolavoro di “Avalancha” e contiene il miglior testo scritto dalla band. Come si può facilmente dedurre, si tratta di una canzone ispirata alla sfera amorosa di “Venere” con chiaro riferimento al rapporto intimo tra uomo e donna. Essa ci lascerà tranquillamente vagheggiare con la nostra mente per i suoi sei minuti e tredici secondi di durata, una vera chicca!

Per chi non conosce il lavoro appena recensito, non gli resta che mettersi subito alla ricerca! Tranquilli, non ne rimarrete affatto delusi! Anzi, potrebbe essere la giusta scintilla per riscoprire una band sottovalutata da molti e che meriterebbe una maggior considerazione.


Fonte: DeBaser.it

Senderos de Traicion (recensione)


Con grande piacere mi accingo a recensire questo album degli Heroes del Silencio, il quale rappresenta il massimo livello di notorietà della band. "Senderos de Traicion" fu rilasciato nel 1990 e rappresenta il punto di svolta della loro carriera, vendette oltre 400.000 copie in Spagna ma soprattutto gli diede il successo internazionale. Infatti, sono di rilievo le 250.000 copie vendute in Germania e le 100.000 in Italia. Nel complesso i risultati furono buoni in quasi tutto il vecchio continente. Subito dopo l'uscita dell'album, gli Heroes si imbarcarono per un tour nazionale che ebbe un gran seguito. Il 1992, invece lo dedicarono per farsi conoscere nel resto d'Europa, suonando decine di concerti e riscuotendo ottimi consensi. Infine, non dimentichiamo lo loro storica esibizione in playback al Festivalbar 92 (Arena di Verona) dove eseguirono una versione ridotta di "Entre Dos Tierras". Sempre lì furono intervistati da Benedetta Mazzini, la quale all'epoca aveva una relazione con Enrique Bunbury. Quest'ultimo le dedicò ben tre canzoni, che si possono ascoltare nei successivi album, mi riferisco a: "Bendecida 2", "Bendecida" e "La chispa Adecuada (Bendecida 3)".

Neanche a dirlo, il pezzo trainante del disco è la splendida "Entre Dos Tierras", suggestiva rock song, che è senza dubbio la più popolare del quartetto spagnolo. Ricordo che nel periodo 1991-92 fu un tormentone non solo nella penisola iberica ma anche qui in Italia, e veniva diffusa spesso alla radio ed il videoclip trasmesso nei canali musicali. I 12 brani che compongono quest'album sono tutti di buona fattura e meritano un po’ di attenzione. Molto belli i testi, che raggiungono picchi poetici e metaforici in "Maldito Duende", che inizia con un meraviglioso arpeggio di chitarra e prosegue con piacevolissimo ritornello a tratti quasi "fiabesco". Si dice che Bunbury lo abbia composto quando era ancora un ragazzino, prima che entrasse nella band. Si possono notare i riferimenti alla magia e a ciò che ne concerne: la notte, la luna e il “Duende” (in italiano significa “Folletto”). Quest'ultimo nella tradizione popolare è una creatura leggendaria dei boschi, generalmente notturno e talvolta dispettoso. "La Carta" e "Malas Intenciones" sono due pezzi malinconici, le cui liriche si incentrando sulle problematiche che spesso si verificano nei rapporti familiari e sentimentali. Lo stile è pressoché simile a quello della seconda traccia. Tanto di capello al chitarrista Juan Valdivia, autore di composizioni semplici e coinvolgenti.

"Senda" ed "Hechizo" sono altri due pezzi pregiati dell'album, la prima è caratterizzata da un ritmo cadenzato e ha delle sfumature quasi "epiche"; la seconda, al contrario, è più veloce e lascia spazio anche ad un piacevole assolo di chitarra. Davvero intriganti i testi, tra l'altro di un certo spessore, contraddistinti da allegorie e giochi parole tipici della band aragonese. "Oracion" sarebbe una sorta di critica alla chiesa, una strofa del brano cita: "No hay oracion capaz de decidir por mi..." (Non c'è preghiera capace di decidere per me...). Anche qui la formula è sempre la stessa: arpeggio iniziale più che azzeccato, subentro teatrale di Bunbury e base ritmica impeccabile. La ballata "Despertar" si lascia gradevolmente ascoltare, e qui lo stile "mediterraneo" degli Héroes echeggia in maniera armoniosa e idilliaca. Invece, in "Decadencia", i toni si fanno più cupi, la musica è più curata specie negli assoli e nelle linee di basso. Dal vivo, la song in questione, spesso includeva lunghe improvvisazioni, monologhi di Bunbury e cover di altri gruppi. L’album si conclude con un'altra ballad: "Con Nombre de Guerra", un brano a carattere “sentimentale” di cui fu tratto anche un videoclip. Nel CD, in realtà, è presente anche la bonus track "El Quadro II" che non figura nel vinile e nella MC.

Come si può facilmente intuire, "Senderos De Traicion" è un ottimo album. Gli Héroes sono stati una band in gran parte sottovalutata, che ha dato un contributo enorme alla crescita del rock spagnolo. Consiglio a chiunque non lo conosca di procurarsene subito una copia! Il discorso vale anche per gli altri dischi degli Héroes: “El Mar No Cesa” (1988), "El Espiritu Del Vino" (1993) ed "Avalancha" (1995).

El Mar No Cesa (Recensione)


Gli Héroes del Silencio sono nati nel 1984 a Saragozza, Spagna. In precedenza erano conosciuti come Zumo de Vidrio e furono fondati dal chitarrista Juan Valdivia. Enrique Ortiz De Landázuri, che in seguito avrebbe adottato il nome d'arte Enrique Bunbury, si unì alla band fin dall'inizio. Poco dopo si aggiunsero il batterista Pedro Andreu e il bassista Joaquín Cardiel. Enrique decise quindi di abbandonare il basso per concentrarsi esclusivamente sul ruolo di cantante. Nel 1987, Gustavo Montesano (chitarrista degli Olé Olé) assistette a uno dei loro concerti a Saragozza e, riconoscendo il loro grande potenziale, li mise sotto contratto con la EMI. Nell'agosto dello stesso anno, fu pubblicato il mini LP "Héroe de Leyenda" contenente quattro brani ("Héroe de Leyenda" - versione maxi, "El Mar no Cesa", "La Lluvia Gris", "Héroe de Leyenda"), che superò le aspettative di vendita e diede al gruppo l'opportunità di registrare un album completo.

Il primo atteso album fu quindi "El Mar No Cesa", pubblicato nel 1988, che includeva brani già composti e suonati dalla band durante i concerti precedenti. È importante notare che le sonorità dell'album non erano esattamente quelle desiderate dalla band. Nonostante ciò, il disco ottenne il disco di platino in Spagna. Seguendo le direttive del produttore G. Montesano (leader di un gruppo techno pop), le canzoni non riuscirono a valorizzare pienamente le vere capacità degli Héroes, il cui spessore era più evidente nelle esecuzioni dal vivo. "Mar Adentro" segnò il loro primo grande successo e ne fu tratto un videoclip nel 1989. La band stessa considera questa canzone la loro migliore composizione. Il brano ha un'immediata presa sull'ascoltatore grazie a un testo romantico e a una melodia coinvolgente.

"Hace Tiempo" si distingue per l'arpeggio di chitarra di Juan, che sfocia in un ottimo assolo, e per la marcata voce di Enrique. La terza traccia, "Fuente Esperanza", riflette l'influenza del new wave che permea gran parte dell'album, così come "No Más Lágrimas", che incorpora una drum machine. A mio avviso, in queste due canzoni emergono chiaramente le influenze e le direttive di Gustavo Montesano, orientate verso il pop, mentre il timbro vocale non si adatta completamente alla calda e profonda voce di Bunbury. Si respira un'aria di autentico rock in "Olvidado", dove la band mostra pienamente le proprie capacità e rivela la vera natura musicale del quartetto aragonese. "Flor Venenosa" e "Agosto" sono due pezzi che richiamano il sound mediterraneo e spagnolo, distinguendosi dagli altri brani e dimostrando la versatilità del gruppo nel mescolare sonorità più ricercate.

"El Estanque" è introdotto dal suono della risacca del mare, scelta molto suggestiva, e dagli arpeggi curati che creano un'atmosfera malinconica e nostalgica, immersa nella bellezza del paesaggio marino, che rappresenta il tema centrale dell'album, il mare. "La Visión de Vuestras Almas", "La Isla de las Iguanas" e "...16" proseguono con il loro stile rock-new wave, in voga negli anni '80. Particolare attenzione merita "...16", purtroppo poco eseguita dal vivo nonostante sia uno dei pezzi forti dell'album. La chiusura è affidata a "Héroe de Leyenda", originariamente pubblicata nel 1987 nel mini LP omonimo. Il brano è maestoso, con un testo malinconico e poetico perfettamente adattato alla melodia e alla voce ispirata di Enrique. Personalmente, preferisco la versione più recente e meglio arrangiata inclusa nella raccolta "Canciones '84-'96".

Questo è sicuramente l'album più intimista della band, diverso dallo stile rock più noto al pubblico internazionale. È anche il meno commerciale dal punto di vista musicale e di produzione. Per inciso, nel 2006 la EMI ha ripubblicato i quattro album in studio in versione "digitally remastered", aggiungendo numerose bonus track. Questa operazione è stata fatta in vista della reunion dell'anno successivo e del breve tour che ne è seguito (con date negli Stati Uniti, Guatemala, Messico e Argentina). In Europa, purtroppo, il tour si è limitato a poche città spagnole come Saragozza, Valencia e Siviglia.