mercoledì 23 novembre 2011

INTERVISTA AGLI HEROES DEL SILENCIO


 (Videomusic Italia, 1993)


Ho trascritto questa intervista (mandata in onda dall'emittente televisiva Videomusic Italia) a Enrique Bunbury e Joaquin Cardiel. 

Qual’è il tema principale che avete sviluppato nei testi dell’album?
(Bunbury) I testi rispecchiano i viaggi che abbiamo fatto in questi tre anni. Nell’album c’è una parte orientale in cui esprimiamo il nostro parere su paesi come il Nepal o l’India, poi c’è una parte occidentale, quello che amiamo dell’occidente come le feste, il vino…per esempio, è una delle mie cose preferite della Spagna.
(Cardiel) Il nostro primo singolo si intitola “Nuestros Nombres” ed è rappresentativo della band in questo momento perché la band vive una nuova vita, ci siamo evoluti.
(Bunbury) Il video rappresenta quello che volevamo fare con gli ultimi tre video, ma che non abbiamo potuto fare. Vogliamo partecipare al video ma senza essere sempre presenti. Vogliamo fare cose diverse, i video sono molti noiosi per cui volevamo provare qualcosa di diverso, per la prima volta abbiamo lavorato con degli spagnoli e mi piace molto.

Chi sono gli spagnoli con cui avete lavorato?
(Bunbury) Mio fratello (ride, ndh)

è il secondo album che incidete con la produzione di Phil Manzanera. Vuoi parlarci di questa collaborazione?
(Cardiel) Abbiamo voluto registrare “Senderos de Traicion” come un album live perché non ci piaceva la produzione del primo album. In questo caso per il terzo album eravamo più aperti, volevamo che fosse più eclettico; come ha detto Enrique, abbiamo utilizzato un metodo diverso per registrare l’album.
(Bunbury) Phil Manzanera era disposto a lavorare su questo album solo se noi fossimo stati disposti ad accettare certe condizioni: per esempio voleva che componessimo e registrassimo le canzoni direttamente in studio, quindi è stato un esperimento anche per noi oltre che per Phil. Credo che Phil abbia fatto un buon lavoro, l’altro album era stato molto più facile per lui, c’erano solo quattro musicisti che suonavano i loro strumenti. Questo album ha quindi una buona produzione.

Come avete affrontato questo nuovo modo di lavorare, cioè alternando brani hard ad altri più melodici? 
(Bunbury) Credo che rispecchi quello che sarà il modo di lavorare degli Héroes del Silencio. Cioè con i primi tre album molti ci hanno detto che avevamo un nostro sound, delle tipiche canzoni degli Héroes del Silencio. Con questo album, queste persone cambieranno la loro idea sugli Héroes del Silencio.

Quali sono i vostri classici: la musica e le bands che più di ogni altra hanno influenzato la vostra musica?
(Bunbury) Dimmelo tu! (riferito a Cardiel, ndh)
(Cardiel) A noi piace ogni tipo di musica: anni ’50, ’60, ’70, Elvis Presley, i Beatles, i Rolling Stones, Led Zeppelin e altri degli anni ’70.  Ci piace molto anche la musica punk, siamo cresciuti con la musica punk.
(Bunbury) I Kraftwerk sono la nostra band preferita.

…i Kraftwerk?
(Bunbury) No, è un modo per dire che a noi piacciono bands diverse, non lo noterai con la nostra musica, non si nota ancora ma forse sarà più evidente in futuro. Amiamo il blues e il country e chissà, il prossimo album potrebbe essere un disco blues.

Negli ultimi due anni avete tenuto quattro tour, che tipo di esperienza è stata e cosa ha significato per voi girare in tutta Europa?
(Bunbury) All’inizio è stato bello, era un sogno girare l’Europa ma mi ricordo che in Settembre durante il concerto qui in Italia o in Germania ho odiato veramente far parte di una band e andare in tournee, uno dopo l’altro avevamo bisogno di riposo ma eravamo sotto pressione da parte del nostro manager e dalla casa discografica, così ci siamo fermati. Abbiamo anche fatto un tour del Messico, è stata l’ultima cosa che abbiamo fatto, non ne faremo più. Adesso siamo di nuovo pronti a fare un lungo tour, ma verso la fine dell’anno era diventato veramente terribile.

Che cosa avete fatto per riposarvi, per tenervi freschi? Dove siete andati? Che cosa avete fatto in questo tempo?
(Bunbury) Siamo andati in vacanza in varie parti del mondo, io sono stato a Cuba e in Messico a fumare marijuana, Joaquin è stato nei Pirenei, Juan a Creta in Grecia, Pedro in Tunisia a fumare hashish. Ci siamo riposati. A tutti noi piace viaggiare, visitare luoghi strani, essere a contatto con la natura. Veniamo da una regione molto strana della Spagna perché è circondata da un grande deserto e se viaggi per 15 o 20 chilometri trovi una grande foresta, un grande contrasto.

Hai detto che ti piace il Nepal. Sei stato in Messico e a Cuba, fumi la marijuana. Ti piacciono tutte queste culture diverse. Cosa rappresentano per te il Nepal, il Messico, la marijuana e Cuba?
(Bunbury) Sono attratto dalle religioni primitive. Non so, rispetto all’occidente hanno soluzioni molto semplici per i grandi problemi.

Ti senti meglio quando ti trovi in questi posti o in una grande metropolis come Madrid o Barcellona?
(Bunbury) In Messico per esempio, il contatto con la droga è molto semplice, molto personale, è una cosa che ti mette a contatto con la natura. Non è come in Spagna e sono sicuro che anche qui è la stessa cosa, per esempio con la cocaina che trovo odiosa e ti mette in contatto con la gente ma in modo molto artificiale, è diverso con il peyote, un cactus magico. In Messico la marijuana è positiva, non dico che tutti dovrebbero prenderla ma in certi posti ed in certi momenti la percezione che ti da è incredibile.

Che cosa pensate della censura?
(Bunbury) Fa schifo! Sono veramente stufo di tutte queste cose, abbiamo problemi con l’album perché non vogliamo fare la solita canzone da tre minuti: secondo noi deve essere la canzone stessa a dettare la sua durata… se noi facciamo  una canzone di sette minuti, la televisione la taglia. Abbiamo avuto problemi con il video di “Entre dos tierras” due anni fa, c’era solo una lotta tra un uomo e una donna.

Non volete andare a conquistare l’America?...eroi come voi?
(Bunbury) Vogliamo andare in America ma non a conquistarla, ma a fare qualche concerto. Credo che sia un mercato molto importante nel circuito delle università. Vogliamo veramente andare in America. Gli stessi circuiti che hanno reso celebri bands come i REM, i Sonic Youth, credo che saranno molto positivi per noi. Spero che riusciremo a farcela. 

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