martedì 22 novembre 2011

AVALANCHA (Recensione)



"Avalancha" è purtroppo l’ultimo album in studio degli Héroes del Silencio (per la precisione il quarto), rilasciato il 18 Settembre 1995 e presentato nel "Centro Cultural Delicias" di Saragozza. Esso rappresenta senza ombra di dubbio il punto più alto della loro carriera musicale, nonostante abbia venduto meno degli ultimi due dischi che lo hanno preceduto (solo 200.000 copie in Spagna).

Abbiamo di fronte un disco di puro rock & roll chiaramente influenzato da bands americane come Pearl Jam e Sound Garden; grintoso, ricco di energie e con un’ottima base ritmica, decisamente più diretto e cristallino del suo predecessore (El Espiritu del Vino). Per la produzione di "Avalancha" gli Hèroes si affidano all’esperienza e alla professionalità di Bob Ezrin, che aveva già lavorato in passato con artisti del calibro di Lou Reed, Alice Cooper, Kiss, Peter Gabriel e Pink Floyd. Un’altra novità consiste nella presenza del secondo chitarrista Alan Boguslavsky che ha partecipato alla composizione di tutti i brani. Purtroppo, egli fu messo in secondo piano dalla casa discografica EMI, la quale lo considerava solo un "turnista", al contrario della band che invece lo trattava come un musicista effettivo. Alan entrò negli Héroes nel 1993, in occasione del tour “El camino del Exceso” e vi rimase fino allo scioglimento avvenuto nell’Ottobre del 1996. Inoltre, poco prima di abbandonare le scene, gli Hèroes pubblicano il doppio live "Parasiempre" come testimonianza della loro ultima e lunga tournèe di successo, durata quattordici mesi e che gli ha portati a suonare in oltre venti paesi.

Ora passiamo all’album! Dopo il breve intro “Derivas” si da spazio alla prorompente “Rueda, Fortuna!” che come al solito mette in rilievo la chitarra di Juan Valdivia e la potenza vocale di Enrique Bunbury. “Deshacer el Mundo” e “Avalancha” sono tra i migliori brani di sempre della band aragonese e specie la title track è davvero spettacolare e coinvolgente in sede live, potente ed impeccabile. Tra queste due tracce non bisogna dimenticare di menzionare un’altra perla del quartetto aragonese, mi riferisco a “Iberia Sumergida”, che tra l’altro fu pubblicizzata da un originale e trasgressivo videoclip (chi conosce e segue la band ha capito benissimo). Inoltre, la canzone è arricchita da una splendida chitarra “spagnoleggiante” che le dona una sorta di "sapore iberico”. Non mancano due splendide ballads: “En Brazos de la Fiebre” e "La Chispa Adecuada", con la prima purtroppo trascurata nelle esibizioni dal vivo, la cui parte finale è caraterizzata da un bellissimo assolo di Valdivia.

"Días de Borrasca (Vispera de Resplandores)" è invece caratterizzata da un rock duro e rabbioso, il cui testo è una violenta critica all’inquisizione e ai morti innocenti che quest'ultima causò. “Morir Todavia” è dedicata a Rafael (fratello di Bunbury) ucciso in un bar in seguito ad un accoltellamento e al road manager Martin, entrambi morti all’inizio del 1994 (questo brano non fu mai cantato dal vivo). Siamo giunti oramai alla fine di questo splendido album e ciò non poteva essere celebrato in modo migliore. “Opio” è un inno al fiore della “pigrizia” ed esterna la particolare passione di Bunbury per l’India e le filosofie orientali. “La Espuma de Venus” è a mio modesto parere il capolavoro di “Avalancha” e contiene il miglior testo scritto dalla band. Come si può facilmente dedurre, si tratta di una canzone ispirata alla sfera amorosa di “Venere” con chiaro riferimento al rapporto intimo tra uomo e donna. Essa ci lascerà tranquillamente vagheggiare con la nostra mente per i suoi sei minuti e tredici secondi di durata, una vera chicca!

Per chi non conosce il lavoro appena recensito, non gli resta che mettersi subito alla ricerca! Tranquilli, non ne rimarrete affatto delusi! Anzi, potrebbe essere la giusta scintilla per riscoprire una band sottovalutata da molti e che meriterebbe una maggior considerazione.



FonteDeBaser.it

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